A San Mango sul Calore la famiglia Romano ha costruito un progetto vitivinicolo costruito su una scelta precisa: produrre solo ciò che nasce dai propri vigneti, interpretando l’Aglianico attraverso una gestione integrata della filiera.
La lettura del vino contemporaneo si orienta sul tema dell’identità produttiva. Spesso utilizzato come elemento comunicativo. La differenza, però, si misura nelle scelte concrete: nella gestione del vigneto, nella provenienza delle uve, nelle decisioni prese in cantina. È su questo piano che si colloca il percorso di Antico Castello, realtà vitivinicola di San Mango sul Calore che ha scelto di mantenere il controllo diretto della produzione all’interno dell’areale del Taurasi.

Fondata nel 2006 dalla famiglia Romano, la cantina nasce dalla continuità di un’attività agricola familiare e si sviluppa con il coinvolgimento di Francesco e Chiara Romano. La scelta strategica è stata quella di non costruire il progetto sulla semplice trasformazione di uve acquistate, ma sulla gestione completa della filiera: vigneto, raccolta, vinificazione e affinamento.
In una denominazione come il Taurasi, dove l’Aglianico esprime il proprio potenziale solo attraverso tempi lunghi e una gestione attenta della maturazione, questa impostazione assume un valore tecnico preciso. Controllare la vigna significa poter intervenire sui fattori che determinano la qualità finale: equilibrio vegetativo, rese, epoca di raccolta, maturazione fenolica e selezione delle uve.
I vigneti aziendali sono situati intorno ai 450 metri sul livello del mare, su terreni argilloso-calcarei con esposizione sud-est. La posizione nell’area del fiume Calore contribuisce a definire un ambiente caratterizzato da ventilazione ed escursioni termiche, condizioni favorevoli per accompagnare la maturazione dell’Aglianico mantenendo una componente acida adeguata alla longevità.
È proprio la gestione dell’equilibrio tra concentrazione e freschezza uno dei punti centrali del lavoro sul Taurasi. L’Aglianico è un vitigno capace di grandi strutture, ma richiede precisione per evitare vini dominati dalla sola potenza. La qualità del risultato dipende dalla capacità di governare tannini, maturità aromatica e tempi di affinamento.
Il Taurasi DOCG rappresenta il vertice della produzione Antico Castello. Ottenuto da Aglianico in purezza proveniente dai vigneti aziendali della località Sant’Agata, viene prodotto attraverso raccolta manuale, fermentazione a temperatura controllata e macerazioni prolungate finalizzate a una corretta estrazione delle componenti fenoliche.
L’affinamento in botti di rovere da 25 e 50 ettolitri segue una logica precisa: utilizzare il legno come strumento evolutivo e non come elemento dominante. I grandi contenitori permettono infatti un affinamento progressivo, favorendo l’integrazione tannica e mantenendo leggibile il profilo varietale dell’Aglianico.

Accanto al Taurasi, la cantina propone le principali varietà irpine attraverso la linea Irpinia: Fiano, Greco, Falanghina e Aglianico. Una produzione diversificata, ma costruita secondo una stessa impostazione: rispetto della materia prima e interventi enologici finalizzati alla conservazione delle caratteristiche varietali.
Per i bianchi la priorità è preservare freschezza e componente aromatica attraverso pressatura soffice a membrana e fermentazioni in acciaio a temperatura controllata. Per i rossi, invece, il lavoro si concentra sulla gestione della struttura e sulla capacità evolutiva.
La tecnologia, in questo modello, non sostituisce il territorio ma serve a governare il processo. Acciaio, controllo termico delle fermentazioni, pressatura soffice e affinamento in legno diventano strumenti di precisione per accompagnare caratteristiche già presenti nelle uve.

Un approccio che riguarda anche l’accoglienza: la tasting room e gli spazi dedicati alle degustazioni inseriscono la cantina nel più ampio processo di crescita dell’enoturismo irpino, dove il vino diventa punto di accesso alla conoscenza del territorio produttivo.
Antico Castello rappresenta quindi una delle interpretazioni possibili della viticoltura irpina contemporanea: non la ricerca di una facile riconoscibilità commerciale, ma il tentativo di costruire continuità attraverso il controllo della materia prima e una lettura tecnica dell’Aglianico.
Nel Taurasi, denominazione nella quale il tempo rimane un fattore produttivo decisivo, la scelta di presidiare la filiera diventa una strategia concreta per difendere coerenza stilistica e riconoscibilità del vino.