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Famiglia Pagano, la matrice viticola di Luogosano in otto ettari tra Aglianico e Coda di Volpe

Di Valentina Taccone

Otto ettari di proprietà, suoli prevalentemente argillosi, conduzione diretta dei vigneti e una vinificazione che combina acciaio e legno riassumono la filosofia azienda di Famiglia Pagano. Il progetto aziendale interpreta il territorio di Luogosano attraverso un approccio produttivo che unisce lavoro agronomico e tecnologia di cantina
Nel panorama vitivinicolo irpino, la costruzione dell’identità aziendale passa inevitabilmente dalla capacità di interpretare le caratteristiche del territorio attraverso scelte agronomiche ed enologiche coerenti. È su questo presupposto che si sviluppa l’idea strutturale della cantina, realtà vitivinicola con sede a Luogosano, epicento dell’areale del Taurasi.

La base agricola del progetto è rappresentata da circa otto ettari di proprietà, caratterizzati prevalentemente da terreni argillosi e coltivati direttamente dalla famiglia. La scelta varietale si concentra soprattutto su Aglianico e Coda di Volpe, due vitigni che definiscono la produzione attraverso caratteristiche e percorsi distinti.
L’Aglianico rappresenta il riferimento principale della componente a bacca rossa e comprende un vigneto collocato nell’areale del Taurasi. La Coda di Volpe occupa invece una posizione centrale all’interno della proprietà, nonostante il vigneto si trova nei pressi della cantina, in un contesto nel quale prevalgono le varietà a bacca rossa.
Questa presenza a bacca bianca, dunque, costituisce una peculiarità del patrimonio viticolo aziendale e restituisce, sul piano produttivo, una fotografia delle due direttrici sulle quali si sviluppa il progetto Famiglia Pagano.

Le vigne hanno un’età di circa vent’anni e sono allevate a Guyot ma hanno un primo livello di selezione che si ritrova nella produzione vitivola. Il sistema di allevamento consente alla famiglia di seguire direttamente lo sviluppo delle piante e di intervenire sulla gestione della produzione durante il ciclo vegetativo.
La resa media si attesta intorno ai 90 quintali per ettaro. Il controllo del carico produttivo rientra quindi in una gestione nella quale il rapporto tra quantità e qualità viene affrontato direttamente in vigneto, attraverso una conduzione che rimane nelle mani della famiglia.
Anche la vendemmia mantiene un’impostazione manuale. La raccolta a mano permette di effettuare una prima selezione dei grappoli direttamente tra i filari, prima del trasferimento delle uve in cantina.
Il passaggio è significativo perché stabilisce una sequenza precisa nel modello produttivo: la qualità della materia prima viene innanzitutto costruita e verificata in vigna, mentre la cantina interviene successivamente per gestire la trasformazione delle uve.

Dalla raccolta alla cantina per una capacità complessiva di circa 3.000 quintali ed è dotata di attrezzature moderne per la vinificazione.
La disponibilità di serbatoi in acciaio e botti in legno permette di utilizzare contenitori differenti nel percorso produttivo. La scelta del materiale diventa così uno degli strumenti attraverso i quali l’azienda può differenziare le fasi di vinificazione e di affinamento, in relazione alle caratteristiche delle uve e al risultato ricercato.
L’acciaio e il legno rappresentano infatti due modalità differenti di gestione del vino. La loro presenza contemporanea all’interno della cantina consente di disporre di soluzioni diverse senza vincolare l’intera produzione a un unico approccio.
La tecnologia assume in questo modo una funzione complementare rispetto al lavoro agricolo. Non sostituisce la conduzione manuale dei vigneti né la selezione effettuata durante la vendemmia, ma fornisce gli strumenti necessari per governare le fasi successive.
È questo il punto di equilibrio sul quale si costruisce il modello produttivo di Famiglia Pagano: una gestione tradizionale della vigna affiancata da una cantina attrezzata per lavorare le uve attraverso strumenti contemporanei.

Aglianico e Coda di Volpe come precisa e voluta scelta aziendale. Rappresenta anche una precisa articolazione della produzione aziendale. Per l’Aglianico, il riferimento all’areale del Taurasi colloca una parte significativa del patrimonio viticolo all’interno di una delle zone più rappresentative della viticoltura irpina. Il vitigno costituisce il principale riferimento della produzione a bacca rossa e rappresenta quindi uno degli elementi centrali del progetto.
La Coda di Volpe introduce invece una componente differente. Il vigneto situato nei pressi della cantina, in un paesaggio prevalentemente segnato dall’Aglianico, rappresenta una scelta che amplia il patrimonio varietale dell’azienda e consente di lavorare anche sulla tradizione delle uve bianche dell’area.
La compresenza delle due varietà non viene quindi interpretata come semplice diversificazione dell’offerta. Tutt’altro. Ma come possibilità di confrontarsi con due materie prime differenti a partire dallo stesso contesto produttivo.

La continuità della famiglia risiede, senza dire, nella dimensione agricola ed enologica che si affianca perfettamente a quella familiare. Il progetto nasce dalla storia di Giuseppe Pagano e delle generazioni che lo hanno preceduto e prosegue oggi con Andrea e Ludovica.
La continuità generazionale rappresenta il filo attraverso il quale la conoscenza maturata nel tempo viene trasferita alla nuova generazione e inserita all’interno di un’organizzazione produttiva contemporanea.
La conduzione diretta dei vigneti, la vendemmia manuale e la possibilità di contare su una cantina tecnologicamente attrezzata sono così parti dello stesso percorso: mantenere un rapporto concreto con la materia prima e, allo stesso tempo, disporre degli strumenti necessari per gestirne la trasformazione.
Per Famiglia Pagano, questa continuità trova la propria sintesi in una frase che definisce il senso stesso della struttura aziendale “Portare in ogni calice la nostra storia e quella di chi ci ha preceduto.”
Una dichiarazione che lega la dimensione familiare alla pratica produttiva: una storia che non viene soltanto raccontata, ma passa attraverso le vigne di Luogosano, le uve coltivate e il lavoro che accompagna ogni vendemmia fino alla cantina.

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