Tra le colonne dell’antica Cuma, accanto ai resti del Foro romano e ai sentieri che conducono all’Antro della Sibilla, non affiorano soltanto le testimonianze di un passato millenario. Negli stessi terreni che per oltre duemila anni hanno accompagnato la storia della prima colonia greca d’Occidente, si coltiva uno dei prodotti più rappresentativi dei Campi Flegrei, il Pomodoro Cannellino.
Da una parte le testimonianze della civiltà greca e romana, dall’altra filari ordinati di pomodoro che seguono il ritmo delle stagioni.

Il Cannellino Flegreo rappresenta un caso raro di un pomodoro coltivato all’interno di un sito archeologico. Non si tratta di una curiosità folkloristica, ma della dimostrazione concreta che il patrimonio culturale può dialogare con quello agricolo, trasformandolo in un bene vivo e produttivo.
Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha scelto infatti di non considerare i terreni agricoli come semplici spazi di contorno ai monumenti, ma come parte integrante del sito da tutelare. Attraverso il progetto “Il Parco Conserva”, cinque lotti di terreno demaniale presenti nell’area archeologica di Cuma sono stati concessi ad aziende agricole affinché continuassero a essere coltivati secondo criteri di sostenibilità e nel rispetto della tradizione locale.
Chi visita oggi Cuma può attraversare l’Antro della Sibilla, passeggiare nel Foro appena restaurato e, pochi metri più avanti, osservare gli agricoltori intenti a legare le piante di pomodoro alle tradizionali canne di sostegno. Le rovine non sono più uno sfondo immobile, ma diventano parte di un paesaggio che continua a produrre cultura e cibo.
Il sito archeologico di Cuma conserva un eccezionale contesto naturalistico, nel quale sono ancora leggibili importanti tracce dell’antico sistema agricolo. Questa visione è oggi rilanciata dal direttore delegato Tiziana D’Angelo, che punta a garantire la cura del sito e la valorizzazione integrata dell’intero territorio.

È una scelta perfettamente in linea con la storia di Cuma. Del resto, l’antica colonia greca non era fatta soltanto di templi e monumenti. Viveva grazie alla fertilità dei suoi campi, ai vigneti, agli uliveti e alle coltivazioni che alimentavano la città. Riprendere oggi quelle pratiche agricole significa ricostruire una parte essenziale del paesaggio antico, permettendo al visitatore di comprendere come archeologia e agricoltura fossero, e continuino a essere, profondamente intrecciate.
Il Pomodoro Cannellino, l’oro rosso dei Campi Flegrei
In questo scenario trova la sua naturale collocazione il Cannellino Flegreo, una varietà autoctona coltivata almeno dalla fine dell’Ottocento e riconosciuta dalla Regione Campania tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). È un pomodoro che esprime pienamente l’identità dei Campi Flegrei, grazie all’adattamento ai terreni vulcanici sabbiosi, alla brezza marina e al particolare microclima dell’area.

Dalla caratteristica forma allungata con una lieve strozzatura centrale, pesa tra i 15 e i 20 grammi, il pomodoro presenta una buccia sottilissima e una polpa soda e compatta. Il gusto, equilibrato tra dolcezza, acidità e sapidità, è il risultato di un ambiente pedoclimatico unico. La coltivazione rimane rigorosamente manuale, le piante vengono sostenute da canne e fili di juta o canapa, mentre il raccolto, tra luglio e agosto, viene destinato soprattutto alla produzione di passate e delle tradizionali “pacchetelle”.
Anche il seme rappresenta un patrimonio da custodire. Non è un ibrido commerciale, ma viene selezionato ogni anno dai frutti migliori e tramandato di generazione in generazione. A conservarlo è l’azienda vivaistica Cumadoro del Gruppo Tammaro, protagonista del recupero e della diffusione di questa cultivar che negli ultimi anni ha conosciuto una significativa espansione produttiva.
I numeri confermano la crescita del progetto, dai circa dieci ettari coltivati nel 2018 si è arrivati a quasi sessanta ettari nel 2026, fino a raggiungere le aree agricole che costeggiano il Foro dell’antica Cuma. Una crescita accompagnata dall’interesse crescente della ristorazione e dei consumatori, mentre prosegue il percorso per il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta.
Pomodoro Cannellino Tour 2026, il 23 luglio l’evento che celebra l’inizio del raccolto dell’oro rosso dei Campi Flegrei Il Protocollo d’Intesa, sottoscritto tra il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Confagricoltura Napoli, nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere iniziative culturali, degustazioni e percorsi didattici.
L’evento gastronomico dedicato al Pomodoro Cannellino, proposto sia fresco sia in conserva, ha visto protagonisti chef, pizzaioli, gelatieri e pasticcieri della ristorazione flegrea, che hanno realizzato 25 creazioni dedicate all’oro rosso dei Campi Flegrei.
Gli interpreti coinvolti hanno dato vita a originali riletture del prodotto, trasformandolo in un ingrediente capace di superare i confini della tradizione. Non solo pizze e primi piatti, ma sperimentazioni più innovative, fino al pomodoro candito, al confit, alle confetture, al sorbetto e al gelato. Un percorso gastronomico che ha messo in luce la versatilità del Cannellino Flegreo e la capacità della cucina contemporanea di valorizzare un’eccellenza agricola del territorio.
Il messaggio è chiaro, la tutela di un sito archeologico non passa soltanto attraverso il restauro dei monumenti, ma anche attraverso la salvaguardia del paesaggio che li circonda. Nei Campi Flegrei questo significa proteggere anche le coltivazioni storiche.
Il Pomodoro Cannellino diventa così molto più di un prodotto agricolo. È un elemento dell’identità culturale di Cuma, una testimonianza vivente della continuità tra passato e presente. Tra le pietre dell’antica città greca e i filari di pomodoro, la terra continua a fare ciò che ha sempre fatto nei secoli, produrre vita.