Avellino – L’Istituto Tecnico Agrario “F. De Sanctis” di Avellino si conferma il motore propulsore dell’innovazione agroalimentare del territorio. Nell’affollata Aula Magna di via Tuoro Cappuccini si è tenuto un importante seminario tecnico che ha fatto il punto sulle attività sperimentali condotte dalla storica scuola enologica sui due vitigni simbolo dell’enologia irpina, il Fiano e l’Aglianico, tracciando un ponte ideale tra storia, cultura e sostenibilità ambientale.

L’incontro, coordinato dal dottor Annibale Discepolo, ha acceso i riflettori su una vera e propria rivoluzione verde che nasce direttamente nei campi della scuola. Sotto la guida del professor Fabrizio Scotto di Vetta, direttore dell’Azienda Agraria ed Enologica, l’istituto ha completato dal 2020 a oggi un profondo rinnovamento dei suoi terreni, portando a ben 18 gli ettari vitati su un totale di 24.
La novità scientifica più rilevante si concentra nella tenuta di Torrette, dove è in atto una sperimentazione avanzata su 14 varietà resistenti a peronospora e oidio. I dati raccolti sul campo dimostrano la straordinaria sostenibilità di questo approccio: nell’ultima stagione agraria sono bastati appena tre trattamenti nei momenti fenologici chiave per proteggere le piante, riducendo quasi a zero l’impatto ambientale e rispondendo concretamente alle esigenze di una viticoltura sempre più sostenibile.

In questo scenario, la scuola lavora in prima linea con alcuni dei più importanti protagonisti della ricerca vitivinicola nazionale. Insieme ai Vivai Cooperativi Rauscedo prosegue il percorso di sperimentazione sull’Aglianico resistente, un progetto che punta all’iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite e alla successiva commercializzazione già nel 2027. Parallelamente, la collaborazione con la Fondazione San Michele all’Adige è focalizzata sullo studio e sul miglioramento del Fiano, con l’obiettivo di coniugare la tutela del patrimonio viticolo irpino con le nuove esigenze di sostenibilità e resilienza. La ricerca è ormai pronta a tradursi in calice: il professor Ernesto Buono ha annunciato che già dalla vendemmia 2026 la cantina sperimentale dell’istituto avvierà le prime microvinificazioni sperimentali, dando vita a un numero limitato di bottiglie destinate a valutare le potenzialità enologiche delle nuove selezioni.
Ma la visione dell’istituto avellinese si spinge ben oltre i confini del vigneto. Grazie alla lungimiranza del dirigente scolastico, l’ingegner Pietro Caterini, e al lavoro di una task force interna, la scuola ha intercettato ingenti finanziamenti ministeriali per trasformarsi in un moderno Campus della Ricerca.
Sono infatti in fase di completamento due nuovi laboratori tecnologici d’avanguardia che apriranno nuove strade agli studenti e alle aziende del territorio. Il primo polo sarà incentrato sulla filiera lattiero-casearia, permettendo l’analisi e la trasformazione del latte in ricotta, mozzarella e yogurt. Il secondo laboratorio valorizzerà invece la filiera olivicola irpina, sfruttando un campo catalogo di 20 varietà autoctone già presente a Torrette. Qui i ragazzi disporranno di un modernissimo frantoio a coltelli a ciclo continuo, grazie al quale gestiranno l’intera filiera dall’estrazione del prodotto fino all’imbottigliamento e alle complesse analisi chimico-fisiche di controllo.

Questo fermento scientifico ed educativo è stato ampiamente elogiato dal perito agrario Mario Braga, presidente del Collegio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati, e dalla collega Vincenza Folgheretti, che hanno rimarcato l’importanza strategica della scuola enologica nella formazione dei futuri professionisti iscritti al Registro degli Enologi e degli Enotecnici.
Il legame tra terra, cultura e innovazione è stato infine approfondito dal dottor Salvatore Schiavone, dirigente del MASAF e direttore dell’ICQRF, e dallo scrittore Francesco Maria Spanò, che ha accompagnato il pubblico in un affascinante viaggio dal vino delle Sacre Scritture fino alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale applicata al settore agroalimentare.

A suggellare il valore culturale e simbolico della manifestazione sono state le emozionanti esibizioni musicali del tenore pop Maestro Giuseppe Gambi, che hanno chiuso un appuntamento capace di coniugare ricerca, formazione e valorizzazione delle eccellenze irpine, confermando il “De Sanctis” come punto di riferimento per l’agricoltura del futuro.