/

Villa Raiano, il territorio come metodo produttivo

di Valentina Taccone

Nel cuore della Valle del Sabato, la cantina della famiglia Basso ha costruito la propria identità sulla lettura dei diversi areali irpini. Un percorso che parte dal vigneto e arriva in cantina attraverso una gestione sempre più precisa delle parcelle e delle loro differenti espressioni.

A San Michele di Serino la cantina di Villa Raiano domina la Valle del Sabato, circondata da vigneti e boschi di castagno. È qui che, dal 2009, si concentra il lavoro di un’azienda che negli anni ha scelto di misurarsi con una delle caratteristiche più complesse della viticoltura irpina: la forte variabilità dei suoi territori.
La posizione della cantina non è quindi soltanto un elemento del paesaggio aziendale. Da questo punto si apre una parte importante della geografia viticola sulla quale Villa Raiano ha costruito il proprio progetto: comuni, contrade e vigneti nei quali Fiano, Greco, Falanghina e Aglianico vengono coltivati in condizioni ambientali differenti.
È proprio questa articolazione a rendere interessante il patrimonio viticolo dell’azienda. In Irpinia la distanza tra due vigneti può tradursi in differenze di altitudine, esposizione, struttura del suolo e andamento della maturazione. Variabili che, soprattutto nel caso di vitigni come Fiano e Aglianico, incidono direttamente sulla composizione delle uve e sulle successive scelte di vinificazione.

La storia di Villa Raiano, dalle origini alla crescita della cantina, è stata già approfondita nel nostro articolo dedicato ai trent’anni dell’azienda. Il percorso compiuto in questi anni può però essere letto oggi da una prospettiva diversa: quella di una realtà che ha progressivamente trasformato la conoscenza dei propri vigneti in uno strumento di lavoro.
La cantina realizzata nel 2009 rappresenta, da questo punto di vista, un passaggio importante. Non soltanto perché sostituisce gli spazi originari dell’oleificio di famiglia a Raiano di Serino, ma perché porta la produzione all’interno di una struttura progettata specificamente per accompagnare le diverse fasi della lavorazione delle uve.

Ricezione, vinificazione, affinamento e conservazione vengono organizzati in un unico complesso produttivo direttamente inserito nel contesto agricolo. La cantina diventa così il punto di raccordo tra il patrimonio viticolo e le scelte enologiche.
Il tema centrale resta però la vigna. Villa Raiano lavora su differenti areali dell’Irpinia e questa distribuzione permette di costruire due livelli di lettura. Da una parte i vini che sintetizzano le caratteristiche dell’area di riferimento attraverso uve provenienti da più comuni; dall’altra le produzioni legate a singole vigne, nelle quali l’obiettivo è rendere più evidente la relazione tra vino e parcella.

Il Fiano di Avellino rappresenta un esempio concreto. In questo caso, sopratutto. Le uve utilizzate per la versione aziendale provengono da Candida, Lapio, San Michele di Serino e Montefredane, con vigneti collocati indicativamente tra 350 e 500 metri di altitudine. Una provenienza articolata che permette di lavorare sulla complementarità delle diverse componenti territoriali.
La tecnica di vinificazione segue una logica coerente con questo obiettivo. Le uve vengono raccolte manualmente e trasportate in piccole cassette, quindi sottoposte a pressatura soffice a grappolo intero. Fermentazione e affinamento sulle fecce fini avvengono in acciaio, una scelta che punta a preservare integrità aromatica, freschezza e caratteristiche varietali senza introdurre una marcata componente derivante dal contenitore.
Quando invece l’obiettivo è leggere una singola vigna, cambia anche la funzione del vino. La parcella diventa un’unità produttiva e interpretativa più precisa, nella quale le caratteristiche ambientali vengono seguite separatamente e possono essere confrontate nel tempo.
È un approccio particolarmente significativo in un territorio come l’Irpinia. Qui il concetto di denominazione rappresenta soltanto il primo livello di lettura. All’interno dello stesso disciplinare convivono infatti condizioni pedoclimatiche differenti, capaci di incidere sulla fisiologia della vite e sulla composizione delle uve.
Per questo la conoscenza delle parcelle assume un valore agronomico prima ancora che commerciale. Monitorare il comportamento dei vigneti permette di correlare andamento climatico, maturazione e caratteristiche delle uve, intervenendo di conseguenza sull’epoca di raccolta e sulle modalità di vinificazione.

La cantina diventa il luogo nel quale queste informazioni vengono trasformate in decisioni. La tecnologia, in questa prospettiva, non ha il compito di uniformare le uve, ma di consentire una gestione più precisa della materia prima e di mantenere leggibili le differenze provenienti dal vigneto.

Anche l’accoglienza sviluppata negli spazi aziendali segue questa impostazione. La degustazione non viene separata dal contesto produttivo, ma inserita nello stesso ambiente nel quale il vino nasce e viene affinato. La vista sulla Valle del Sabato diventa così parte del racconto, ma senza sostituire il contenuto agricolo ed enologico.
Villa Raiano si trova infatti in una posizione nella quale il territorio è difficilmente riducibile a uno sfondo. È la materia stessa sulla quale si costruisce il lavoro aziendale.
Dopo oltre trent’anni di attività, il punto interessante non è quindi ripercorrere ancora una volta la crescita dell’azienda, ma osservare come questa esperienza abbia portato a una maggiore definizione del proprio metodo produttivo. (Per una ricostruzione della storia aziendale e delle tappe che hanno segnato i primi trent’anni di Villa Raiano, si rimanda al precedente approfondimento ndr)
Un metodo fondato sulla conoscenza dei vigneti, sulla distinzione tra areali e parcelle e sulla capacità della cantina di accompagnare le diverse espressioni della materia prima.
È in questa relazione tra vigneto e tecnica enologica che Villa Raiano continua a costruire la propria identità: non cercando di semplificare la complessità dell’Irpinia, ma utilizzandola come principale strumento di lettura e di produzione.

Articolo precedente

Monserrato 1973, il modello agricolo integrato nel Sannio tra viticoltura biologica e recupero delle varietà locali