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Trent’anni di Villa Raiano, un lungo capitolo della storia della viticoltura irpina

di Valentina Taccone

Raccontare la storia di una cantina, è questione di empatia e di precisione dei dettagli. Conoscere l’incipit di un racconto che poi diventa, inevitabilmente un capitolo di una pagina territoriale, in primis. E poi, addentrarsi in un percorso, tra salite e discese, che hanno portato un’idea progettuale in una solida e concreta materia evolutiva. Oggi, ad esempio, possiamo citare senza alcun dubbio Villa Raiano.

Trent’anni di Villa Raiano o, forse e per meglio dire, oggi un punto di osservazione privilegiato per leggere tutte le direzioni in divenire di un’azienda che può dire, senza dubbio, di portare un manifesto di valori produttivi di un territorio vitivinicoli più complessi e stratificati del Mezzogiorno italiano. L’Irpinia, chiaramente. Un percorso che fa il suo esordio dal 1996 a oggi, e poi sviluppato nel segno di un processo di consolidamento progressivo, costruito sulla relazione costante tra impresa, paesaggio e vitigni autoctoni, in un dialogo continuo tra ampelografia e genetica territoriale. Dunque, l’Irpinia è un sistema vitivinicolo che sfugge a ogni semplificazione. Le forti escursioni altimetriche, la variabilità dei suoli e la frammentazione microclimatica uniscono i pezzi di un mosaico ambientale inedito: ogni parcella racconta una diversa interpretazione della vite. E con queste premesse, Villa Raiano ha scelto di definire la propria identità produttiva, scommettendo sull’unica risorsa possibile: i vitigni autoctoni dell’Irpinia.

Il suo passo d’esordio lascia la sua impronta in un momento di trasformazione decisivo per la viticoltura irpina, segnato dall’emergere di nuove realtà e da un progressivo innalzamento della qualità media. In questi anni prende forma un primo assetto tecnico, reso più strutturato dalla collaborazione con l’enologo Luigi Moio che ne definisce uno stile aziendale inequivocabile e distinguibule, tale da garantirne l’ingresso nelle carte dei vini dell’alta ristorazione ristorazione nazionale. Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Aglianico diventano così non solo varietà di riferimento, ma strumenti attraverso cui costruire una prima lettura identitaria del territorio.

Il salto è nel 2008, quando l’azienda avvia una profonda riorganizzazione interna orientata al rafforzamento del controllo della filiera e a una più chiara definizione del rapporto tra vigneto e cantina. In questa fase si intensificano gli investimenti nei diversi areali irpini, si consolida una gestione agronomica diretta e prende forma la nuova cantina a San Michele di Serino, elemento strutturale del progetto di crescita. La direzione tecnica affidata a Fortunato Sebastiano contribuisce a dare maggiore coerenza all’intero sistema produttivo, sia sul piano agronomico che enologico. D’ora in poi, consapevolezza del territorio è la chiave di lettura per la valorizzazione delle singole parcelle vitate. Le differenze pedoclimatiche dell’Irpinia non vengono più solo interpretate, ma analizzate e restituite attraverso il vino come mero strumento di osservazione del paesaggio. Il vigneto assume così un ruolo centrale con finalità produttive, culturali e interpretative. Questo approccio si integra con una crescente attenzione alla sostenibilità, che porta alla certificazione biologica dei vigneti e a una gestione sempre più orientata all’equilibrio vegetativo e alla biodiversità.

Negli anni successivi, Villa Raiano amplia la propria dimensione aziendale introducendo un modello di accoglienza in cantina che contribuisce a rafforzare il legame tra produzione e narrazione territoriale. Il vino si inserisce così in un contesto più ampio, in cui la dimensione enologica dialoga con quella culturale e gastronomica, restituendo un’immagine più completa dell’Irpinia.
Il 2018 segna un ulteriore passaggio evolutivo con l’ingresso della nuova generazione della famiglia Basso, elemento che introduce un aggiornamento dell’identità aziendale sul piano comunicativo e progettuale, nel segno della continuità produttiva. In questa fase si rafforza in modo ancora più evidente la centralità del territorio come elemento narrativo e strutturale, con particolare riferimento alla Valle del fiume Sabato, che diventa asse geografico e identitario del progetto aziendale. Parallelamente si completa l’ampliamento del patrimonio vitato fino a circa trenta ettari condotti in regime biologico e viene inaugurata una nuova cantina interrata, progettata per integrarsi in modo armonico con il paesaggio circostante.
L’attuale assetto produttivo si esprime in una produzione di circa 350.000 bottiglie annue, distribuite tra mercato nazionale ed export, con una prevalenza netta di vitigni autoctoni irpini. L’impostazione aziendale si sviluppa attraverso una lettura articolata del territorio, che distingue tra interpretazione delle denominazioni e valorizzazione delle singole vigne, in un modello che pone al centro la relazione diretta tra origine e identità del vino.
A trent’anni dalla fondazione, Villa Raiano si conferma una realtà che ha costruito la propria crescita sulla coerenza territoriale e sulla continuità progettuale.

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