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Orvieto Doc, una pluralità di anime tutta da scoprire in una degustazione (quasi) alla cieca

di Antonello Plati

Una degustazione (quasi) alla cieca alla scoperta dell’Orvieto Doc. L’altro giorno, nella sala Expo del Palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto, sono state presentate quattro declinazioni della denominazione in occasione di un incontro tecnico-istituzionale che ha messo al centro le nuove prospettive della denominazione. L’evento, promosso dal Consorzio Vino Orvieto, ha riunito istituzioni, tecnici e produttori in un confronto strategico sul futuro qualitativo della Doc, focalizzandosi sull’innovativo e cruciale tema del basso grado alcolico, finalizzato a una nuova produzione longeva e capace di rispondere al consumo consapevole delle nuove generazioni.

Vincenzo Cecci, Presidente del Consorzio Tutela Vini di Orvieto

All’incontro sono intervenuti il presidente del Consorzio Vincenzo Cecci e il presidente della Commissione tecnica Riccardo Cotarella, insieme ai componenti della Commissione Paolo Nardo, Pier Paolo Chiasso e Massimiliano Pasquini, delineando un quadro condiviso per il futuro del comparto. Una degustazione, come detto, (quasi) alla cieca con quattro campioni arrivati nei calici rivelando soltanto la tipologia, ma non il nome del produttore: da un Orvieto Doc a bassa gradazione alcolica a un Classico Superiore d’annata, fino a un Classico Superiore del 2020, per chiudere con una Muffa Nobile considerata «patrimonio dei vignaioli di Orvieto e ricordo della loro storia enologica».

Pier Paolo Chiasso, Componente della Commissione Tecnica; Paolo Nardo, Componente della Commissione Tecnica; Massimiliano Pasquini; Componente della Commissione Tecnica

L’iniziativa è stata ideata anche per rispondere alla nuova e crescente domanda internazionale di vini più leggeri, freschi e di agile beva. In questo scenario si inserisce il lavoro avviato nel 2024 dal Consorzio per sviluppare un’Orvieto Doc più contemporaneo, caratterizzato da una gradazione moderata e da un profilo gustativo teso ed essenziale, senza mai rinunciare alla riconoscibilità territoriale. La sperimentazione tecnica punta a definire vini capaci di esprimere maggiore freschezza, spiccata mineralità e un equilibrio armonico tra alcol e acidità naturale. Il basso grado alcolico viene così reinterpretato come una nuova forma espressiva, moderna ed elegante, profondamente legata al territorio.

Riccardo Cotarella, Presidente della Commissione Tecnica

«In questo momento – sostiene Cotarella – la produzione italiana si sta orientando verso vini con un grado alcolico più contenuto. Se il mercato richiede questa tipologia di prodotto, non dealcolato ma con un tenore alcolico più basso, abbiamo il dovere di rispondere a questa domanda. Si tratta di vini con una maggiore intensità olfattiva e un sorso più leggero grazie alla minore presenza alcolica. Sono vini accessibili, pensati per un pubblico più ampio e, ci auguriamo, capaci di aprire una nuova strada». Il presidente del Consorzio, Vincenzo Cecci, richiama invece l’attenzione sulle difficoltà strutturali che il comparto sta attraversando, evidenziando le criticità legate al contesto economico e comunicativo e dichiarando: «Il settore vitivinicolo sta affrontando una fase complessa, segnata da problematiche come i dazi, da un calo generalizzato dei consumi e da una crescente attenzione mediatica che, talvolta, tende a rappresentare il vino in maniera eccessivamente penalizzante».

Agenda di degustazione

  • Primo campione
    Tipologia: Orvieto Doc, basso grado alcolico
    Annata: 2025
    Uvaggio: Grechetto, Trebbiano clone T34 (Procanico) e Vermentino
    Tipologia terreni: sedimentari alluvionali e argillosi
    Gradazione alcolica: 10% vol.

Note degustative

La modifica del disciplinare dell’Orvieto Doc nasce dalla volontà del territorio di continuare ad aggiornarsi senza perdere la propria identità. L’idea è offrire ai produttori un’alternativa in più, permettendo anche vini con gradazioni più leggere, in linea con i gusti e gli stili di consumo di oggi. Non si tratta quindi di cambiare la tradizione dell’Orvieto, ma di affiancare nuove possibilità produttive a quelle storiche. Nel 2025, rispetto alla precedente annata 2024, nella zona di Orvieto le precipitazioni sono state generalmente leggermente inferiori durante l’estate, ma meglio distribuite nel corso della stagione vegetativa. La primavera ha invece registrato piogge frequenti e sufficienti a creare buone riserve idriche nei terreni, evitando situazioni di forte stress idrico anche nei mesi più caldi. Nel calice si presenta di colore giallo paglierino con leggeri riflessi verdolini. Al naso, le note di frutta fresca – mela verde in particolare – e fiori bianchi – gelsomino – sono predominanti. Il sorso è fresco e verticale e invita sempre al successivo. Da aperitivo. Meglio se a bordo piscina.

  • Secondo campione
    Tipologia: Orvieto Doc – Classico Superiore
    Annata: 2025
    Uvaggio: Grechetto, Procanico, Pinot Bianco e Viognier
    Tipologia terreni: sedimentari di origine argillosa e calcarea
    Gradazione alcolica: 12% vol.

Note degustative

La qualificazione Superiore per l’Orvieto Doc identifica vini ottenuti da uve con una maturazione più completa e provenienti da vigneti a resa più contenuta (massimo 8 tonnellate per ettaro contro 11 della versione base). Questa tipologia esprime generalmente maggiore struttura, concentrazione, complessità aromatica e capacità evolutiva rispetto all’Orvieto Doc tradizionale. Come il primo campione, anche questo nasce da un’annata caratterizzata da un inverno mite e da precipitazioni regolari che hanno garantito un buon apporto idrico ai vigneti. La vendemmia 2025 dell’Orvieto Doc nasce da una primavera ricca d’acqua, che ha garantito ottime riserve idriche e uno sviluppo vegetativo equilibrato. L’estate calda e luminosa ha accompagnato una maturazione regolare delle uve. Nel calice è di un giallo paglierino luminoso attraversato da riflessi verdolini molto più netti del precedente: è limpido, quasi cristallino. Al naso, le note fruttate – pesca bianca e pera Williams – sono predominanti su quelle floreali – fiori bianchi freschi. Ha dunque una grande complessità olfattiva che ritroviamo nel sorso, fresco e sapido, sostenuto da una buona acidità. Manca, forse, di bottiglia – ha fatto solo cinque mesi prima della degustazione – per raggiungere una perfezione architettonica che lascia però già presagire il suo potenziale di evoluzione.

  • Terzo campione
    Tipologia: Orvieto Doc – Vecchia annata
    Annata: 2020
    Uvaggio: 55% Grechetto, 20% Vermentino, 20% Chardonnay e 5% Procanico
    Tipologia dei terreni: sabbiosi
    Gradazione alcolica: 13,5% vol.

Note degustative

La vecchia annata dell’Orvieto Doc è il racconto di un bianco storico italiano, capace di attraversare il tempo mantenendo intatta la propria identità. La longevità della denominazione nasce dal legame profondo con un territorio unico, segnato da suoli vulcanici, tufacei e calcarei che da secoli conferiscono equilibrio, profondità e continuità espressiva ai vini. Fin dall’epoca etrusca e poi nel Rinascimento, Orvieto è stato uno dei grandi vini bianchi della tradizione italiana ed europea, presente sulle tavole delle corti e della cultura. Ogni annata diventa così una testimonianza del dialogo tra storia, paesaggio, clima e capacità del territorio di evolvere senza perdere la propria anima. L’annata 2020 è stata caratterizzata da un clima prevalentemente secco, con un inverno mite e povero di precipitazioni. La primavera, leggermente tardiva, ha alternato giornate miti a brevi periodi più freschi. L’estate calda e asciutta ha favorito una maturazione anticipata delle uve, mentre alcune piogge a fine agosto hanno contribuito a preservare equilibrio e caratteristiche qualitative. Nel calice si presenta con un giallo paglierino dai riflessi dorati, dimostrando innanzitutto la grande longevità di questo vino. Al naso, la frutta matura – pesca e pera, ma anche una traccia di frutta esotica – lascia il passo agli idrocarburi che ricordano i grandi bianchi renani. È integro, ancora fresco e verticale, sostenuto da buona sapidità e acidità.

  • Quarto campione
    Tipologia: Orvieto Doc – Tipologia Muffa Nobile
    Annata: 2024
    Uvaggio: Grechetto e Procanico
    Tipologia terreni: vigneti sabbiosi influenzati da nebbie autunnali mattutine e da un clima pomeridiano mite e ventilato, condizioni ideali per lo sviluppo della Botrytis cinerea (muffa nobile), che concentra naturalmente zuccheri, acidità e aromi negli acini
    Gradazione alcolica: 11,5% vol.

Note degustative

Unico caso nel panorama dei vini Doc italiani in cui il disciplinare prevede la tipologia Muffa Nobile. Questa specificità rappresenta un elemento di unicità del disciplinare e una rara espressione del territorio, resa possibile da condizioni climatiche molto particolari e non facilmente replicabili. Nell’annata 2024, la raccolta è stata tardiva, effettuata a partire da novembre in più passaggi successivi, selezionando esclusivamente gli acini colpiti da muffa nobile. Nel calice è di un colore dorato caldo. Al naso è intrigante: emergono la frutta candita accanto a un’inconfondibile nota di muffa “buona”. Il sorso è ricco, dolce, lungo e setoso, con note che ricordano l’albicocca e il miele.

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