Tra terrazzamenti vulcanici, viticoltura eroica e tre generazioni di vignaioli
A Ischia, sul versante orientale dell’isola, alle spalle del Castello Aragonese, Vigna del Lume è un luogo che narra la storia di un territorio, da ben tre generazioni. Qui il terreno è nero di origine vulcanica, il mare s’infrange con forza sulla roccia e i filari si arrampicano lungo terrazzamenti che impongono ancora oggi una viticoltura eroica, fatta quasi esclusivamente di lavoro manuale.
Le vigne si estendono tra i 120 e i 250 metri di altitudine. La distanza dal mare è tra 20 e 110 metri. In tale contesto, durante la vendemmia, Le cassette d’uva vengono trasportate prima con motocarri lungo gli stretti sentieri e poi caricate sui furgoni diretti in cantina. Per una parte della produzione, quella della storica Vigna del Lume, il trasporto continua ancora via mare, come accadeva un tempo, quando le strade erano poche e il mare rappresentava la via più semplice per raggiungere la cantina.
Il nome di una vigna che racconta la storia
Il nome della vigna custodisce un piccolo frammento della memoria dell’isola. Un tempo, poco distante dai filari, sorgeva dal mare uno sperone di roccia che ricordava la forma di un antico lume a olio. Era così caratteristico da comparire sulle vecchie mappe con il nome di Punta del Lume.
Negli anni quella roccia fu demolita durante l’estrazione del lapillo vulcanico destinato all’edilizia, ma il nome è rimasto e continua a identificare uno dei vini più rappresentativi della famiglia Mazzella.

La continuità di una famiglia
La storia dell’azienda attraversa un secolo. Furono i nonni di Nicola Mazzella a piantare i primi filari, poi Antonio Mazzella trasformò quella tradizione familiare in una vera azienda vitivinicola tra gli anni Sessanta e Settanta, proprio quando il turismo iniziava a cambiare il volto economico di Ischia.
Oggi è Nicola a guidare il percorso di crescita dell’azienda. Un lavoro che punta a dimostrare come i vitigni autoctoni dell’isola possano esprimere vini di grande personalità senza inseguire mode o stili internazionali.

Una rete di vignaioli che preserva il paesaggio
I dodici ettari di proprietà vengono affiancati dalle uve acquistate da numerosi piccoli conferitori dell’isola, per una superficie complessiva lavorata di circa venti ettari e una produzione annua che oscilla tra le 90.000 e le 100.000 bottiglie.
Dietro questi numeri c’è una scelta precisa, sostenere la viticoltura locale. Molti dei conferitori sono anziani agricoltori che hanno smesso di produrre vino ma continuano a coltivare i propri vigneti. Acquistare le loro uve significa mantenere vive terrazze, muri a secco e paesaggi che altrimenti rischierebbero l’abbandono.

Biancolella, Forastera e Piedirosso, l’anima della tavola ischitana
Il Biancolella è il cuore della produzione Mazzella. Rappresenta circa l’80% delle bottiglie e interpreta al meglio il carattere dei suoli vulcanici. Il vino che porta il nome della Vigna del Lume è quello più richiesto dagli esperti del settore e dai turisti, con i suoi profumi floreali e di agrumi, grande freschezza e una marcata impronta sapida.
Un vitigno meno immediato ma sempre più apprezzato dagli appassionati è il Forastera. Il vino, più strutturato e complesso, regala sentori di erbe mediterranee, cappero, finocchietto selvatico e una lunga persistenza minerale. Una produzione volutamente limitata, che raggiunge circa 10.000 bottiglie all’anno.
Nella parte più settentrionale del costone nasce il rosso Terrazze del Levante prodotto con l’80% di piedirosso e 20% di aglianico, che ben accompagna il caratteristico bucatino al sugo di coniglio, la vera prelibatezza ischitana.

Il rispetto del vino passa anche dal legno
La filosofia aziendale è quella di intervenire il meno possibile sul carattere naturale delle uve. Per questo la maggior parte dei vini bianchi viene vinificata esclusivamente in acciaio.
Quando entra in gioco il legno, lo fa con estrema discrezione. L’acacia viene scelta perché più delicata rispetto al rovere e capace di accompagnare il vino senza coprirne la personalità. Per il Piedirosso, affinato dodici mesi in botti di rovere francese, vengono utilizzati legni non tostati, evitando le tipiche note di vaniglia e lasciando spazio alla mineralità e alla freschezza che caratterizzano tutti i vini dell’isola.
Negli ultimi anni la ricerca ha riportato in cantina anche il castagno, il legno storicamente utilizzato a Ischia per conservare il vino, recuperando una tradizione che sembrava ormai perduta.

GAWEM, un vino che racconta le donne della famiglia
Il progetto più intraprendente porta il nome di GAWEM. È un Biancolella nato per volontà di Nicola Mazzella e dedicato alle donne della famiglia, Gaia, Aurora, Vera, Valentina e Mena.
Il vino nasce dall’incontro di tre diverse interpretazioni dello stesso vitigno. Una parte resta in acciaio per conservare freschezza e fragranza, una affina in botti di castagno che regalano morbidezza e delicate note agrumate, mentre una terza matura in anfora di terracotta, dove la naturale micro-ossigenazione amplifica profondità, sapidità e complessità.
Il risultato è un vino che rappresenta la sintesi della filosofia aziendale, memoria, tecnica di produzione e identità territoriale.
Il vino come esperienza e condivisione
L’azienda ha scelto di mantenere un rapporto diretto con chi acquista le sue bottiglie. Gran parte della produzione resta a Ischia, dove ristoranti, enoteche e visitatori contribuiscono a far conoscere il lavoro della famiglia Mazzella. Le degustazioni in cantina, guidate dalla sommelier Lucia La Monica, diventano così un momento di racconto, durante il quale il vino si intreccia alla storia dell’isola, alle tradizioni contadine e alla cultura gastronomica locale.
Non è un caso che il Piedirosso trovi il suo abbinamento ideale con il coniglio all’ischitana, mentre il Biancolella accompagni naturalmente il pesce e i frutti di mare. È una cucina che parla la stessa lingua del paesaggio, essenziale, autentica e profondamente mediterranea.
In un territorio dove il turismo rappresenta oggi il principale motore economico e orienta spesso gli investimenti verso altri settori, la famiglia Mazzella continua a credere nella viticoltura, contribuendo a preservare il patrimonio agricolo e paesaggistico dell’isola. Un impegno quotidiano che si traduce in vini capaci di raccontare il carattere vulcanico di Ischia e di rappresentare, senza dubbio, una delle eccellenze enologiche della Campania.