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Sannio Consorzio Tutela Vini: l’occhio di Coletta guarda a evoluzione, sostenibilità e identità

di Valentina Taccone

Il Sannio del vino apre una nuova fase. In Campania e in Italia. Tra mercati in continua evoluzione, crescente attenzione alla sostenibilità e le incognite legate al cambiamento climatico, il ruolo del Sannio Consorzio Tutela Vini diventa sempre più strategico.
Alla guida arriva Carmine Coletta, nuovo Presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, chiamato a tracciare una rotta capace di coniugare identità territoriale e visione internazionale e a disegnare le prossime direttrici future: dalla valorizzazione delle denominazioni al posizionamento sui mercati, fino alle sfide tecniche che attendono il comparto nei prossimi anni. 
La revisione del disciplinare per la Falanghina in ottica Docg a che punto è e quali saranno, nel concreto, gli elementi qualificanti in termini di rese, zonazione e requisiti qualitativi?
“Il lavoro di revisione è in una fase avanzata e si fonda su un principio chiaro: rafforzare il legame tra vitigno, territorio e qualità. Stiamo operando su una zonazione più puntuale, sull’abbassamento delle rese per le tipologie di maggiore pregio e sull’introduzione di requisiti qualitativi più stringenti, anche in termini di parametri analitici e profilo organolettico. L’obiettivo non è solo un avanzamento formale a Docg, ma una reale qualificazione della denominazione.”

In un contesto di contrazione dei consumi, come sta evolvendo il posizionamento dei vini del Sannio sul mercato, soprattutto nel rapporto tra prodotto sfuso e imbottigliato a maggiore valore aggiunto?
“Il contesto di contrazione dei consumi impone una riflessione strategica. Il Sannio resta un territorio fortemente vocato anche alla produzione di vino sfuso, ma stiamo lavorando per aumentare progressivamente la quota di prodotto imbottigliato e a maggiore valore aggiunto. Questo significa investire su identità, comunicazione e segmentazione dell’offerta, evitando una competizione esclusivamente basata sul prezzo.”

Sul fronte agronomico, quali interventi state promuovendo per affrontare gli effetti del cambiamento climatico, in particolare su vitigni come l’Aglianico?
“Sul piano agronomico stiamo promuovendo pratiche orientate alla resilienza: gestione della chioma per ridurre stress idrico e termico, ottimizzazione delle epoche di vendemmia, selezione clonale e recupero di materiale genetico più adattivo. L’Aglianico, in particolare, richiede oggi una lettura più attenta delle microzone e delle esposizioni, per preservarne equilibrio e tipicità.”

Il modello cooperativo resta centrale nel Sannio: come si sta lavorando per innalzare la qualità media conferita e ridurre eventuali disomogeneità tra soci?
“Il modello cooperativo è un punto di forza del Sannio, ma richiede un costante lavoro di innalzamento qualitativo. Stiamo investendo molto in assistenza tecnica ai soci, protocolli condivisi di gestione del vigneto e sistemi premianti legati alla qualità delle uve conferite. L’obiettivo è ridurre le disomogeneità e costruire una base produttiva sempre più coerente.”

Quali strumenti tecnici e di certificazione il Consorzio intende adottare per rendere la sostenibilità un parametro misurabile e riconosciuto anche sui mercati internazionali?
“La sostenibilità deve diventare un elemento misurabile e riconoscibile. Stiamo lavorando su protocolli certificati che integrino aspetti ambientali, economici e sociali, con sistemi di tracciabilità che consentano di comunicare in modo trasparente ai mercati internazionali il valore del nostro operato.”

Quali sono oggi le principali linee operative del Consorzio in termini di controlli, tracciabilità e supporto tecnico alle aziende, e con quali risultati misurabili nel medio periodo?
“Il Consorzio sta rafforzando le attività di controllo e monitoraggio lungo tutta la filiera, affiancandole a un servizio tecnico sempre più strutturato per le aziende. I risultati attesi nel medio periodo riguardano una maggiore uniformità qualitativa, una migliore riconoscibilità dei vini e una maggiore affidabilità percepita dal mercato.”

 

In che modo state lavorando per rafforzare un’identità territoriale riconoscibile del Sannio nei disciplinari e nelle pratiche enologiche, evitando omologazioni stilistiche sui principali vitigni come Falanghina e Aglianico?
Stiamo lavorando per rafforzare un’identità territoriale chiara del Sannio, evitando omologazioni stilistiche. Questo significa valorizzare le differenze tra areali, promuovere pratiche enologiche rispettose del vitigno e del territorio e costruire una narrazione coerente, soprattutto su Falanghina e Aglianico, che sono i nostri principali ambasciatori.”

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