Nel cuore del Montello, a circa cinquanta chilometri da Venezia, Loredan Gasparini rappresenta una delle realtà storiche più prestigiose dell’enologia veneta. La tenuta di Venegazzù sorge in un territorio riconosciuto come unico cru della denominazione Montello, già celebrato negli anni Settanta da Luigi Veronelli, dove i terreni argillosi ricchi di ferro, minerali, ciottoli e detriti provenienti dal Piave e dal dilavamento alpino, insieme a un clima fresco e ventilato, favoriscono vini di grande profondità, eleganza e longevità. Il microclima, caratterizzato da importanti escursioni termiche e da una lenta maturazione delle uve, consente di preservare freschezza e acidità anche nelle annate più calde.

La storia dell’azienda attraversa secoli di tradizione e famiglie nobili veneziane, dagli Spineda ai Loredan fino alla famiglia Palla, che oggi guida la cantina. Già dagli anni Quaranta vennero importate da Bordeaux le prime barbatelle di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec, vitigni che hanno trovato nel Montello un habitat ideale. In particolare, il Merlot, grazie alle altitudini collinari, ai terreni freschi e alle forti escursioni termiche, mantiene equilibrio, acidità e morbidezza anche nel contesto del cambiamento climatico. Il Malbec, vitigno particolarmente caro a Giancarlo Palla e conosciuto in Francia anche come Cot o Auxerrois, viene coltivato in azienda da oltre ottant’anni.
L’anima dell’azienda resta profondamente legata ai grandi rossi di Venegazzù. Tra i vini simbolo spicca il celebre “Capo di Stato”, Doc Montello Venegazzù Superiore, nato nel 1964 da un’intuizione del Conte Loredan. Ottenuto da una selezione delle migliori uve della storica “Vigna delle 100 Piante”, impiantata nel 1946 e oggi considerata un piccolo museo della biodiversità, il vino affina in botti di rovere francese ed esprime grande struttura, tensione ed eleganza. La sua fama internazionale è legata anche all’episodio in cui Charles De Gaulle, durante un pranzo ufficiale all’Hotel Gritti di Venezia, lo confuse con un grande Bordeaux. Il Capo di Stato fu inoltre il primo vino del Montello a essere esportato nel mondo, divenendo un simbolo dell’enologia italiana.

Le iconiche etichette firmate dall’artista Tono Zancanaro raffigurano le due anime del vino, quella maschile, con il Bacco coronato di rose, utilizzata abitualmente, e quella femminile, dedicata alla Dea del Vino, riservata alle edizioni celebrative. Ancora oggi, a ogni elezione del Presidente della Repubblica Francese, l’azienda omaggia l’Eliseo con un cofanetto contenente entrambe le versioni del vino.
Tra i progetti più rappresentativi emerge anche “Spineda”, Merlot in purezza proveniente da un vigneto storico già presente nelle mappe napoleoniche dell’Ottocento. La vigna, estesa per soli due ettari, produce circa un chilogrammo d’uva per pianta per concentrare al massimo qualità ed espressività. Il vino si distingue per intensità ed eleganza, in un perfetto equilibrio. Accanto a queste etichette, la produzione comprende anche il “Venegazzù”, tra i primi esempi italiani di taglio bordolese, commercializzato già negli anni Cinquanta.
Dal 1975 l’azienda investe nel mondo dei bianchi e delle bollicine. Determinante è stato il contributo di Giancarlo Palla al riconoscimento dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, di cui l’azienda ricevette la prima fascetta di Stato.

La passione per gli spumanti nasce con l’impianto delle prime vigne di Glera nella tenuta di Giavera del Montello e con la produzione delle prime bottiglie Metodo Classico già dal millesimo 1976, dopo un’esperienza formativa presso la Scuola Enologica di Épernay. Grande appassionato di Champagne, Giancarlo Palla fu anche il primo a importare in Italia la Maison Drappier.
La “Cuvée Indigena” rappresenta oggi la massima espressione di questa filosofia, un Asolo Prosecco Superiore DOCG prodotto con fermentazione spontanea e lieviti autoctoni ricavati dal ceppo Loredan Gasparini. Un vino che evolve naturalmente anno dopo anno, assumendo talvolta caratteristiche Extra Brut e altre Extra Dry, mantenendo sempre autenticità e forte identità territoriale.
Negli anni Novanta nasce inoltre il progetto del Collio goriziano con Ronco Blanchis, dedicato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni friulani. Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana vengono assemblati secondo la tradizione storica del territorio. Il Friulano dona struttura e morbidezza, la Ribolla conferisce acidità e verticalità, mentre la Malvasia arricchisce il profilo aromatico con eleganti note speziate. Una perfetta armonia che si affianca a struttura e complessità.
L’esperienza del vino si completa nell’incontro con la cucina mediterranea.

Il Capo di Stato accompagna con intensità piatti tradizionali come fettuccine al ragù di mare, mentre i bianchi del Collio e le bollicine dell’Asolo esaltano raffinate preparazioni di gamberi rossi di Mazara del Vallo con fave di cacao e dressing al lime, tartare di tonno ma anche acciughe del Cantabrico con burro di Normandia e pane alle mandorle.
Negli anni Novanta Loredan Gasparini ampliò inoltre la propria attività acquisendo l’antica Distilleria Negroni, storica realtà legata alla tradizione veneta delle grappe e degli infusi aromatici. Da questa esperienza nasce il celebre amaro al radicchio rosso, ispirato a una tradizione locale sviluppatasi negli anni Sessanta attraverso infusioni ed estrazioni della tipica nota amaricante del radicchio.
La passione dell’azienda per le grandi bollicine si riflette infine anche nella selezione e importazione di prestigiose etichette francesi, tra cui il Marguerite Crémant de Limoux Brut e lo Champagne Jean Michel, prodotto esclusivamente da uve Meunier, perfetti interpreti al fianco di una cucina mediterranea elegante e contemporanea.