C’è una Sicilia del vino che non smette di guardare avanti. Nell’evoluzione, la nuova direzione. Un’isola capace di restare profondamente ancorata alle proprie radici ma allo stesso tempo aperta al cambiamento. È questa l’immagine che si profila a Vinitaly 2026, dove alcune aziende della Perla del Mediterraneo racconteranno, tra un assaggio e un altro, un’isola dinamica, consapevole e sempre più identitaria.
Dalle colline dell’entroterra palermitano fino al versante sud dell’Etna, passando per Noto e Alcamo, si leggono storie familiari e dalla forte capacità di interpretare il presente con lo sguardo rivolto sempre un po’ indietro. Dai vini naturalmente low alcol di Noto alla freschezza dell’entroterra palermitano, passando per l’inclusività viticola di Alcamo e la forza primordiale dell’Etna, la Sicilia del vino si presenta a Vinitaly con una voce chiara. Non più solo terra di tradizione, quando si parla di estremo Sud ma laboratorio vivo di idee, sostenibilità e nuove interpretazioni senza mai lasciar cedere la stretta di mani che trattengono persone, famiglie, visioni, e scelte coraggiose. Da sempre.
Cantina Marilina e la sfida dei vini low alcol: identità senza compromessi

A Noto, tra paesaggi ancora selvaggi e incontaminati, nasce la storia di Cantina Marilina, fondata da Angelo Paternò dopo un lungo percorso nelle grandi cooperative italiane e siciliane. Oggi al suo fianco c’è la figlia Marilina, alla guida commerciale e marketing della cantina con una prospettiva che parla di visione al naturale e con sguardo al futuro.
Al Vinitaly, l’azienda presenta due nuovi vini naturalmente low alcol – un bianco da Catarratto Mantellato e un rosso da Nero d’Avola – che rappresentano una presa di posizione netta su un tema sempre più centrale da conoscere e interpretare correttamente. Niente dealcolizzazione, affatta. Ma un lavoro agronomico preciso: potature più lunghe, rese calibrate, vendemmie anticipate. Il risultato sono vini più leggeri ma integri, capaci di mantenere identità, equilibrio e profondità. E soprattutto, una scelta che parla di sostenibilità reale e di rispetto per il vino che non toglima trovare un nuovo punto di equilibrio gravitazionale. Una visione che si inserisce perfettamente in un mercato che chiede sempre più consapevolezza.
Tonnino, il linguaggio dei vitigni internazionali in chiave siciliana

Ad Alcamo, territorio storicamente vocato alla viticoltura, Tonnino costruisce un progetto che unisce memoria e visione contemporanea.
Il cuore pulsante è Baglio Ceuso, luogo simbolico della tradizione agricola locale, oggi reinterpretato come spazio di ricerca e accoglienza. È da qui che prende forma un lavoro interessante su vitigni internazionali come Pinot Grigio e Chenin Blanc.
Tre interpretazioni di Pinot Grigio vinificato in bianco, ramato e metodo ancestrale ma che raccontano versatilità e precisione, mentre lo Chenin Blanc sorprende per tensione e complessità, trovando in Sicilia una nuova voce.
Il messaggio chiaro parla di identità che non significa solo origine. Anzi. E’ capacità di dialogo con il territorio. Un vitigno diventa siciliano quando riesce a raccontarne l’anima.
Serafica, quanto l’Etna Sud è resistenza agricola nell’isola che cambia ma resta sè stessa

Sul versante sud dell’Etna, a Nicolosi, Serafica Terra di Olio e Vino rappresenta una delle ultime realtà a custodire una tradizione agricola che rischiava di scomparire, schiacciata da edilizia e turismo.
Qui, tra lava, vento e altitudine, la famiglia Serafica continua a lavorare la terra dal 1950. Oggi la nuova generazione, quella di Giuseppe Borzì, Nino Serafica e Maria Ausilia Borzì, porta avanti il progetto con uno sguardo contemporaneo.
Ma il protagonista a Vinitaly 2026 è il Versante Sud Etna Rosso 2021, prodotto in appena 1.528 bottiglie da un vigneto unico, situato all’interno della caldera di un cratere spento a 850 metri di altitudine. Un vino che è pura espressione del Nerello Mascalese in condizioni estreme: elegante, profondo, minerale. Ma soprattutto un racconto liquido di territorio, memoria e resistenza.