Nella suggestiva cornice del Complesso Monumentale di Basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli si è tenuto, il 10 e l’11 maggio, l’atteso appuntamento con il Vesuvio Wine Day, patrocinato dal Consorzio Tutela Vini Vesuvio.
Con l’obiettivo di valorizzare le peculiarità derivanti dalle aree geografiche di origine, il Consorzio — riconosciuto nel 2015 dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali — affianca quotidianamente i suoi 114 soci tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, promuovendo la tutela e la diffusione di uno dei patrimoni vitivinicoli più identitari del Mezzogiorno.
L’evento si è sviluppato nell’arco di due giornate tra banchi di assaggio, degustazioni e masterclass, registrando una significativa partecipazione di pubblico campano e nazionale. Numerosi i turisti che hanno preso parte agli approfondimenti tematici, insieme a operatori del settore Horeca, giornalisti e sommelier.

Oltre 120 vini in degustazione hanno raccontato un territorio unico nel panorama vitivinicolo italiano. Un terroir che consente ancora oggi la preservazione di viti a piede franco grazie alle sabbie vulcaniche, naturale barriera contro la fillossera.
Sono circa 400 gli ettari vitati e 35 le tipologie di vino prodotte, distribuite in tre aree di riferimento: la DOP Vesuvio, che comprende l’intero territorio del Parco Nazionale del Vesuvio; la Pompeiano IGP, estesa anche al territorio amministrativo del comune di Napoli; e la Catalanesca del Monte Somma IGP.
Vitigni autoctoni a bacca bianca come caprettone, catalanesca, coda di volpe e falanghina, insieme alle varietà a bacca rossa piedirosso e aglianico, definiscono l’identità di un territorio che rappresenta oggi un patrimonio vitivinicolo da preservare, promuovere e valorizzare.

Particolarmente significativa la masterclass dedicata al confronto tra Vesuvio ed Etna, incentrata sul dialogo tra due grandi territori vulcanici del Mediterraneo, definiti “una grammatica comune ma in lingue diverse”. Produttori campani e siciliani hanno dato vita a un approfondimento tecnico capace di evidenziare come la comune matrice vulcanica riesca a tradursi in vini caratterizzati da mineralità, freschezza, acidità, sapidità e grande complessità espressiva.
Forti escursioni termiche, terrazzamenti eroici e depositi piroclastici alternati a sabbie nere caratterizzano il vulcano campano che, nella sola area della Vesuvio DOP, presenta ben 230 specie minerali. Un terreno poroso, capace di trattenere l’umidità senza necessità di irrigazione, con un sottosuolo ricco di potassio e silicio, elementi che conferiscono ai vini una marcata identità territoriale.
Tra i vitigni autoctoni, il più rappresentativo resta probabilmente il caprettone, autentico simbolo della rinascita qualitativa del Vesuvio vitivinicolo e protagonista assoluto delle degustazioni tecniche.
Tra i produttori presenti, realtà ormai rappresentative della viticoltura vesuviana contemporanea come Antiche Radici, Fuocomuorto, Casa Setaro, Cantina del Vulcano, Sorrentino Vini, Le Lune del Vesuvio e Cantine Olivella, aziende impegnate nella valorizzazione di un areale produttivo unico per caratteristiche pedoclimatiche e biodiversità vitivinicola. Vigne spesso allevate su ripidi terrazzamenti, tra lave antiche, sabbie vulcaniche e importanti escursioni termiche, danno origine a produzioni dalla forte identità territoriale, oggi sempre più riconosciute nel panorama enologico nazionale per autenticità, tensione minerale e capacità evolutiva.