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L’enotecnico al centro del vino moderno: l’intervista a Francesco Martusciello

di Valentina Taccone

Precisione e meticolosità sull’applicazione fondamentali della filiera vitivinicola, un professionista chiamato a governare processi sempre più complessi, in equilibrio tra qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e competitività sui mercati internazionali: l’enotecnico.

In questo scenario in continua evoluzione si inserisce la visione di Francesco Martusciello, nome di grande spessore nel settore vitivinicolo che enumera doti ed esperienza come enotecnico, libero professionista e Coordinatore Area Centro Sud di Assoenologi Giovani, e che rappresenta una generazione di tecnici cresciuti nel solco della tradizione ma pienamente consapevoli delle sfide contemporanee del settore.

Formatosi in Campania, in un contesto profondamente legato ai vitigni autoctoni e alla valorizzazione dei territori, Martusciello interpreta il ruolo dell’enotecnico come una figura trasversale e strategica: non solo garante della qualità e della salubrità del vino, ma anche anello di congiunzione tra formazione, innovazione tecnologica, mercato e racconto del territorio.

In questa intervista diffonde la sua esperienza e mette in chiaro tutto quello che riguarda lo stato dell’arte della professione, il confronto con l’estero, le opportunità concrete per i giovani, il ruolo della formazione nelle scuole agrarie e il contributo di Assoenologi nel rafforzare il riconoscimento istituzionale dell’enotecnico, delineando una prospettiva chiara su presente e futuro di una professione sempre più centrale per il vino italiano.

Il lavoro dell’enotecnico richiede competenze tecniche, analitiche e gestionali sempre più avanzate: quali sono oggi, secondo lei, le competenze chiave che i giovani devono sviluppare per essere competitivi nel settore vitivinicolo?
“Oggi è fondamentale potenziare la formazione continua, partendo proprio dai percorsi scolastici, che approfondisca in particolare temi in materia di sostenibilità (per esempio la viticoltura di precisione per ridurre l’impatto ambientale), digitalizzazione (utilizzo cioè di tecnologie IOT per la raccolta di dati in vigna e in cantina e quindi una loro migliore gestione, di blockchain per la tracciabilità) e marketing integrando in questo senso anche competenze trasversali come la comunicazione, intesa non solo come definizione delle strategie di designazione e presentazione del prodotto al momento della sua immissione sul mercato ma anche come conoscenza di tutte le esperienze e le attività che ruotano attorno ad un vino e al territorio in cui viene prodotto (come l’enoturismo).”

Le scuole agrarie e gli istituti di viticoltura ed enologia rappresentano il primo anello della formazione professionale. In che modo si può rafforzare il ruolo dell’enotecnico all’interno dei percorsi scolastici e renderlo più attrattivo per le nuove generazioni?
“Ricollegandomi alla risposta precedente penso sia molto importante integrare percorsi formativi più fluidi tra le scuole, gli ITS e le Università, che a volte invece si sovrappongono attraverso, per esempio, maggiori opportunità di scambio e integrazione che potrebbero essere studiate ad hoc per gli studenti come la partecipazione a lavori di ricerca condivisi, progetti per l’internazionalizzazione, ecc..a prescindere dall’alternanza scuola/lavoro che già viene portata avanti e che dovrebbe essere implementata ulteriormente.”

Quali opportunità professionali concrete si aprono oggi per un giovane enotecnico, sia in ambito aziendale sia come libero professionista, in un mercato sempre più orientato all’export e all’internazionalizzazione?
“Un giovane enotecnico o enologo, che decide di svolgere la professione come dipendente o libero professionista oggi può prestare le proprie competenze a 360 °. In quanto è crescente la richiesta da parte di cantine e produttori di affidarsi a queste figure professionali che vengono sempre più coinvolte nelle scelte strategiche e di responsabilità che stanno alla base del progetto aziendale. Dal mantenimento dei registri di cantina, alla gestione tecnica sia in vigna sia in cantina, non trascurando la valorizzazione del prodotto partecipando con l’azienda a fiere ed eventi a carattere nazionale ed internazionale. È importante dal mio punto di vista non specializzarsi in un solo ambito né focalizzarsi su un unico obbiettivo. Per un giovane enologo o enotecnico è importante essere professionisti completi.”

Alla luce delle crescenti esigenze di qualità, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, quanto la figura dell’enotecnico è diventata centrale nella gestione dei processi produttivi e di controllo del vino?
“L’enologo e l’enotecnico sono professionisti chiave per la sicurezza del vino, gestendo l’intera filiera dalla vigna alla bottiglia, garantendo la conformità alle norme, la genuinità e la salubrità del prodotto tramite controlli chimico-fisici e sensoriali, prevenendo rischi igienico-sanitari (es. contaminazioni) e di sicurezza sul lavoro (es. uso di gas, movimentazione) con competenze tecniche e normative. L’enologo ha una formazione universitaria (Laurea in Viticoltura ed Enologia), mentre l’enotecnico, con diploma tecnico, può specializzarsi con un corso post-diploma riconosciuto dal decreto-legge n°45 dello scorso 7 aprile 2025.”

Qual è oggi lo stato dell’arte della professione di enotecnico in Italia, in particolare nel Centro Sud, rispetto alle responsabilità tecniche che questa figura è chiamata ad assumere lungo tutta la filiera vitivinicola?
“La figura dell’enotecnico moderno che combina la passione tradizionale con competenze scientifiche avanzate, soprattutto per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e migliorare la qualità e la sostenibilità è sicuramente ricercata. Al centro sud del nostro paese la grande presenza di varietà autoctone, anche meno note, pone i tecnici sempre di fronte a sfide enologiche nuove.

Come Coordinatore Area Centro Sud di Assoenologi Giovani, quale ruolo può svolgere l’Associazione nel dare maggiore riconoscimento istituzionale alla figura dell’enotecnico e nel creare un ponte efficace tra formazione, mondo del lavoro e professione?
“Una delle missioni del Comitato dei Giovani di Assoenologi, che ho l’onore di coordinare per l’area centro sud Italia, è quella di favorire la formazione dei giovani enologi ed enotecnici e facilitarne la loro entrata nel mondo del lavoro. In questo senso l’associazione offre loro la possibilità di essere soci (soci speciali come vengono definiti) per due anni senza alcun costo, garantendogli quasi tutti i servizi rivolti ai soci ordinari, e facilitando possibili esperienze di tirocinio in Italia e all’estero. Chi si iscrive beneficia inoltre di un accesso, dal mio punto di vista, molto agevolato in termini anche di costo ad attività di formazione ed aggiornamento professionale continue fatto di incontri tecnici, degustazioni, approfondimenti normativi, ecc..
Assoenologi offre anche un servizio che raccoglie tutte le richieste di lavoro che arrivano dalle aziende.”

Nel confronto con altri Paesi a forte vocazione vitivinicola, come viene riconosciuta e valorizzata all’estero la figura dell’enotecnico e quali modelli possono rappresentare uno stimolo per l’evoluzione della professione in Italia?
“All’estero i tecnici italiani, così come tutti i professionisti del settore agroalimentare, sono sicuramente molto apprezzati. Non è sempre facile integrarsi, soprattutto alle prime esperienze, perché credo che non sia facile gestire le regole burocratiche dei permessi, ecc…che poi di fatto ti consentono di lavorare in quel paese. Ci sono tanti enotecnici ed enologi che hanno basato la loro attività professionale anche lavorando all’estero, e penso che sicuramente possono ispirare tutti i giovani colleghi che oggi guardano al proprio futuro nel mondo del vino.”

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