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Zibibbo, mare e memoria: l’anima mediterranea di Rajàh

di Valentina Taccone

A pochi chilometri da Mazara del Vallo, tra dune sabbiose e lagune che riflettono la luce del tramonto, la Tenuta Gorghi Tondi custodisce una storia di famiglia, di territorio e di vino che sa di mare e vento. Qui, nel cuore della Riserva Naturale WWF Lago Preola e Gorghi Tondi, il rispetto per la natura non è solo filosofia ma quotidianità.
A raccontarlo è Annamaria Sala, quarta generazione di una dinastia del vino che ha trasformato una tradizione familiare in una delle realtà più autentiche e sostenibili della Sicilia occidentale.

Oggi, Tenuta Gorghi Tondi si presenta con una nuova versione del suo zibibbo secco, un vino che nasce dal desiderio di restituire voce e modernità a un vitigno antico, simbolo di sole e mediterraneità.

Annamaria Sala

Rajàh nasce da uve Zibibbo 100% provenienti da una vigna pluriennale. Quali caratteristiche ampelografiche di questo vitigno vi hanno guidato nella gestione della chioma e nella scelta del sistema di allevamento per ottenere equilibrio tra aromi e acidità?
Lo Zibibbo è un vitigno aromatico straordinario, che richiede però un equilibrio delicato tra maturazione zuccherina e freschezza acida. Per questo la gestione della chioma diventa centrale: manteniamo una vegetazione folta, che garantisce la naturale ombreggiatura dei grappoli, evitando eccessi di maturazione e preservando i precursori aromatici. A livello di allevamento, dall’alberello tradizionale siamo passati alla controspalliera, scegliendo il guyot doppio con 6–8 gemme, così da equilibrare produzione e vigoria vegetativa. Questo sistema ci consente di accompagnare lo sviluppo armonico degli aromi, mantenendo costante freschezza e tipicità.

Il progetto Rajàh rappresenta una delle punte di diamante della vostra linea Signature. Quali obiettivi enologici e filosofici vi siete posti nella creazione di questo vino e come si integra nella visione complessiva della cantina?
Rajàh è nato nel 2006 come una delle prime innovazioni della nostra azienda e rimane ancora oggi un vino manifesto della nostra filosofia. Abbiamo voluto raccontare lo Zibibbo in versione secca, rompendo lo schema che lo associa quasi esclusivamente ai vini dolci. L’obiettivo era valorizzarne la nobiltà mediterranea in chiave elegante, fresca e minerale, senza opulenze. È un progetto che racchiude la nostra visione: rispetto della tradizione e del territorio, ma con una lettura moderna, capace di parlare al consumatore contemporaneo.

La vendemmia di Rajàh avviene a fine agosto, con uve selezionate per maturità e aromaticità. Quali parametri viticoli monitorate per decidere il momento ideale di raccolta in funzione del terroir e delle caratteristiche dello Zibibbo?
Monitoriamo costantemente tre parametri principali: il rapporto zuccheri/acidità, il contenuto in precursori aromatici e lo stato sanitario delle uve. Lo Zibibbo è un vitigno generoso, con grappoli grandi e produttività elevata: la sfida sta nel cogliere l’attimo in cui la maturità aromatica incontra la giusta freschezza. Per questo, oltre alle analisi chimiche (pH, acidità totale, acido malico), è fondamentale anche la degustazione delle uve in campo. La raccolta, che avviene solitamente a fine agosto, è il risultato di questo equilibrio, indispensabile per preservare fragranza, mineralità e tipicità varietale.

L’affinamento di Rajàh avviene per metà in anfore di terracotta e per metà in acciaio. Come questa scelta tecnica influisce sulla struttura, sulla freschezza e sul profilo aromatico del vino?
L’uso combinato di acciaio e terracotta ci permette di ottenere un equilibrio ideale tra freschezza e complessità. L’anfora, grazie alla sua porosità e inerzia termica, favorisce una micro-ossigenazione che arricchisce la texture del vino, donando rotondità e profondità, soprattutto grazie all’affinamento sulle fecce fini. L’acciaio, invece, preserva fragranza e precisione aromatica. L’assemblaggio finale è la sintesi di queste due anime: eleganza e freschezza da un lato, struttura e avvolgenza dall’altro.

La mineralità di Rajàh è legata al substrato calcareo e ai fossili di nautilus presenti nel terreno della tenuta. Come influisce questo particolare terroir sulle caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche delle uve Zibibbo?
I nostri suoli calcarei, arricchiti da fossili marini, sono un patrimonio unico. Da un lato garantiscono una riserva idrica preziosa anche nelle annate più calde, preservando l’acidità delle uve; dall’altro donano al vino tensione, sapidità e un profilo minerale distintivo. Nel bicchiere questo si traduce in note saline che amplificano la verticalità e la freschezza dello Zibibbo, con un’impronta inequivocabilmente mediterranea.

La viticoltura biologica è centrale per Gorghi Tondi. Quali sfide enologiche e agronomiche incontrate nel mantenere la qualità e la tipicità di Rajàh senza l’uso di prodotti chimici di sintesi?
Per noi il biologico è una scelta identitaria, non un trend. Significa affidarsi agli equilibri naturali della vigna e ridurre al minimo l’intervento chimico. Lo Zibibbo, vitigno mediterraneo per eccellenza, si presta a questa impostazione, ma le sfide non mancano: dalla gestione fitosanitaria alla difesa da nuove patologie, come l’esplosione delle cicaline negli ultimi anni. Con pratiche agronomiche attente e rispettose, riusciamo comunque a preservare qualità e tipicità, restando fedeli al nostro impegno verso un’agricoltura sostenibile.

Il nome e il design di Rajàh riflettono la storia siculo-tunisina di Mazara del Vallo e il legame con il Mediterraneo. In che modo questa dimensione culturale e territoriale influenza la filosofia e la narrazione del vino?
Mazara del Vallo è da sempre un ponte naturale tra culture, lingue e tradizioni. Rajàh nasce per esprimere questa identità plurale: è uno Zibibbo – conosciuto anche come Moscato di Alessandria – un vitigno mediterraneo portato nel bacino del Mare Nostrum proprio dagli arabi con i loro scambi commerciali. È quindi un vino che racconta la storia stessa della nostra città, fatta di incontri e contaminazioni culturali. Anche l’etichetta dialoga con questo racconto: il nautilus, che richiama i fossili presenti nei nostri terreni, è al tempo stesso simbolo della sezione aurea, icona universale di armonia e di bellezza primordiale. Così Rajàh diventa non solo un vino, ma un racconto: quello di un territorio che vive di scambi, di dialogo e di Mediterraneo. 

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